Dove Si Va In Pensione Prima Nel Mondo

La presenza di pensionati in un Paese civilizzato è estremamente importante e dovrebbe essere sempre tutelata poichè percepire un reddito pensionistico è un diritto di chi ha lavorato una vita in modo regolare, con sacrificio e impegno.

In base alla cultura, alla presenza di diverse professioni, agli anni di lavoro attivo da parte di uomini e donne, la pensione varia e quindi molti Paesi del mondo si ritrovano a mandare prima in pensionamento i loro stessi cittadini.

Le leggi cambiano da Paese a Paese e non esiste una regola che manda chiunque in pensione al raggiungimento di una certa età.

Quali sono, perciò, i Paesi in cui si va in pensione prima nel mondo? Quali sono i motivi e le differenze principali?

Diversi sono i fattori, ma comunque è bene considerare che soprattutto nei Paesi europei, vige anche la possibilità di un pensionamento anticipato.

Secondo l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), un punto di riferimento mondiale che influisce sull’opzione di mandare in pensione anticipatamente i cittadini sono gli anni di contributi e totali di una professione attuata, con una media generale intorno ai sessantatre e sessantaquattro anni.

Ci sono, comunque, delle differenze sostanziali tra Paesi occidentali e europei e Paesi orientali asiatici, poiché sia il bisogno lavorativo, sia il numero di lavoratori, si fondano sulla quantità del lavoro negli anni, in base inoltre alle normative politiche dello Stato.

Per quanto riguarda l’Europa, ad esempio, un elemento fondamentale che distingue gli stessi Paesi all’interno dell’Unione Europea è il corso degli eventi storici avvenuti nei secoli.

Si registrano, inoltre, ben ventitre Paesi che contemplano un regolamento relativo ad un pensionamento anticipato (sempre in UE), cinque che non lo prevedono e quattordici che danno invece incentivi ai cittadini che lavorano più a lungo.

Perciò, comprendere le differenze e le stesse motivazioni che portano uno Stato a mandare prima in pensione i suoi cittadini è un passo fondamentale e interessante, poiché dovrebbe diventare appunto un argomento di coinvolgimento pubblico per far comprendere meglio alle persone la loro situazione politica sociale.

Da ciò si capisce, altresì, come le norme siano piuttosto complesse.


requisiti pensionistici nel mondo

A Che Età Vanno In Pensione In Francia

Questo grande Paese europeo sembra essere il più predisposto a mandare in pensione prima i propri cittadini.

L’età pensionistica media per tutti i lavoratori che operano svolgendo mansioni fortemente usuranti o particolarmente faticose si aggira tra i sessanta e sessantadue anni di età, con la possibilità di andare in pre pensionamento solo per chi ha lavorato prima dei sedici anni compiuti.

In questo caso vige la richiesta della pensione in tempi anticipati per lunga carriera.

Il richiedente deve avere tra i cinquantacinque e sessanta anni di età, e in seguito per conferma, vengono controllate le annualità dagli enti competenti, l’età di inizio carriera e i successivi contributi regolarmente versati.

Per quanto riguarda l’assegno, esso è limitato in misura continuativa, senza sostanziali differenze tra uomini e donne.

Diversi sono i requisiti per la richiesta di pensionamento per attività estenuanti o “usuranti”, ossia avere non meno di sessanta anni e rientrare nei dieci fattori lavorativi (attività continuative sfiancanti, ripetitive, da catena di montaggio in una industria di produzione, utilizzo di alte temperature, grandi manutenzioni rischiose eccetera).

Ciascun elemento prevede che ogni anno ci sia un aumento di punti, che andranno a determinare così il profilo specifico del tipo di pensione.

Anche per quanto riguarda i portatori di handicap è previsto un determinato pensionamento con assegni pieni e non ridotti, basta che si rientri in un paio di parametri fondamentali come non avere meno di cinquantacinque anni ed essere invalido con almeno il 50% della percentuale (con riconoscimento dell’invalidità prima della Legge 31 dicembre 2015).

Un aspetto da considerare e interessante è che in Francia si ha una spesa pensionistica sul PIL del 15% (appena sotto la spesa italiana del 16,5%, considerato un record europeo).


A Che Età Vanno In Pensione In Germania

In Germania, invece, l’età media di pensionamento si aggira intorno ai sessantatré anni di età, ma ci sono diverse opzioni per richiedere un pre pensionamento.

L’ottenimento della pensione anticipata tedesca prevede un controllo dei contributi versati: in questo caso, bisogna avere almeno quarantacinque anni di contribuzione, con incluse le aspettative per il controllo e il mantenimento dei figli fino ai dieci anni di età.

L’assegno previsto non è limitato, ed è valido sia per i chi ha lavorato come dipendente, sia chi è stato un libero professionista.

Esiste anche un pre pensionamento che prevede la corresponsione di assegni ridotti, a patto di avere non meno di sessantatré anni d’età, essere portatori di handicap oppure detenere una assicurazione pensionistica di trentacinque anni.

Ci sono anche tipologie di pensioni anticipate per le donne, che hanno non meno di sessanta anni con almeno quindici anni di contributi e per i disoccupati (con non meno di sessantatré anni di età), anche in questi due casi sono previsti assegni limitati.

La Germania, però, rientra nei Paesi che danno incentivi a chi lavora più a lungo e soprattutto di più, ad esempio partendo da un 6% di incremento. Infine, la spesa pensionistica sul PIL tedesco è dell’ 11%.


A Che Età si va In Pensione In Italia

Anche nel caso italiano, ci sono diverse tipologie di pre pensionamento, in vigore dalla riforma del 2016 della Legge Fornero, attuata nel 2011.

In Italia, chiunque sia in una età vicina al pensionamento (in media dai sessantatré ai sessantacinque anni), può richiedere la pensione, a meno che ci siano quarantadue anni e dieci mesi di contribuzione per i lavoratori e quarantuno anni e dieci mensilità per le lavoratrici.

Premesso che la Legge italiana è abbastanza complessa nell’albito pensionistico e molto più difficile da comprendere rispetto alle normative vigenti in altre nazioni, ci sono comunque delle possibilità di pensionamento veloce.

Gli assegni dovrebbero essere comunque limitati, più specificatamente se il nuovo pensionato ha compiuto dai sessanta ai sessantadue anni, oppure se il neo pensionato ha una età inferiore ai sessanta anni.

Ci sono, inoltre, altre tipologie di richieste pre pensione, ossia:

  • Pensione in anticipo contributiva, in cui i lavoratori devono aver avuto una assicurazione lavorativa di almeno venti anni (dal 1996), con minimo sessantatré anni e sette mesi.
  • Pre pensionamento femminile, in cui l’età richiesta minima può essere di cinquantasette anni e tre mesi, versando trentacinque anni di contribuzione, con assegni limitati. Ci sono poi delle differenze tra lavoratrici dipendenti e libere professioniste.
  • Salvacondotto, in cui l’età minima richiesta è di sessantaquattro anni e sette mensilità, con almeno venti anni di contribuzione per le donne e trentacinque anni per gli uomini. L’assegno, in questo caso è previsto pieno, ma rimangono delle differenze tra luoghi di lavoro pubblici e privati. Mediamente, le lavoratrici possono riuscire ad andare in pensione anche a sessantuno anni.
  • Pre pensionamento per lavori particolarmente usuranti, con età minima di sessantuno anni e sette mesi. Si deve aver attuato almeno sette anni di attività estremamente estenuanti e faticose.
  • Pensione anticipata per invalidità, con età minima di cinquantacinque anni e sette mesi per le donne e sessanta anni e sette mensilità per gli uomini. In questo caso, però, la validità è solo per chi ha lavorato negli ambiti privati.

Anche in Italia, infine, la spesa pensionistica sul PIL è una delle più alte a livello europeo, ossia del 16,5%.


A Che Età Vanno In Pensione In Spagna

L’età media di chi va in pensione in Spagna rimane intorno ai sessantatré anni, ma rimangono delle categorie di pre pensionamento differenti.

Rimane sempre la possibilità di richiedere la pensione anticipatamente se si hanno almeno trentacinque anni di versamento dei contributi (trentatré per pre pensionamento non di tipo volontario), con sempre assegni ridotti tra il 6% e l’8%, in base alle fasce d’età dei richiedenti.

Inoltre, è sempre presente la possibilità di richiedere la pensione anticipata anche per gli invalidi, basta che abbiano un handicap del 45%.

Se dovesse essere maggiore, allora l’età di richiesta di pre pensionamento scende a cinquantadue anni. La spesa pensioni sul PIL corrisponde al 12,6%, poco più di quella tedesca.


Quali Sono Altri Paesi Nel Mondo In Cui Si Va In Pensione Piuttosto Presto?

Interessante è scoprire che anche altri Paesi d’Europa prevedono delle pensioni piuttosto anticipate, talvolta solamente in modo nominale (con un’età determinata per Legge sulla carta, ma con la possibilità di andare in modo concreto in un tempo diverso, precedente).

Alcuni di questi luoghi sono la Polonia, in cui i lavoratori vanno mediamente in pensione a sessantasette anni, ma molti riescono ad andare a sessanta anni circa, anche le donne (in alcuni Paesi vigono regolamenti distinti tra uomini e donne).

Anche in Slovacchia, gli uomini dovrebbero fermarsi a circa sessantasei anni, ma possono richiedere la pensione anticipata.

In Austria, l’età media di pensionamento è sempre intorno ai sessanta anni, sia per i maschi, sia per le femmine.

Generalmente, nella maggior parte dei Paesi d’Europa, mediamente i lavoratori di entrambi i sessi si fermano dalle loro attività intorno ai sessantaquattro anni, con però molteplici possibilità di richiedere un anticipo pensionistico, badando ai requisiti chiesti dallo Stato.


Quali Sono, Invece, I Paesi In Cui Si Va In Pensione Molto Tardi?

Nel mondo le culture e le politiche sono diverse, perciò anche l’età per andare in pensione sono viste in un modo diverso.

Nei Paesi asiatici, come la Corea del Sud, il Giappone, oppure altri Stati del Centro o Sud America, come il Messico, insieme all’Israele, alla Turchia e anche alla vicina Svizzera, l’età media della pensione per un uomo può arrivare anche tra i settanta e settantadue anni e a sessantotto anni per le donne.

Sono presenti, infatti, degli Stati che non riconoscono la categoria della pensione anticipata. Questi Paesi, nello specifico, sono Olanda, Gran Bretagna, Svezia, Irlanda e Danimarca.

Probabilmente, la politica economica e sociale, ben diversa dal resto dell’Europa, garantisce altri vantaggi durante e dopo la carriera piuttosto di incentivare i lavoratori ad andare prima in pensione.

Inoltre, la maggior parte di questi Stati dà dei vantaggi e agevolazioni a chi lavora più a lungo, infatti l’età media della pensione è di appunto settanta anni.


In Italia, Che Cos’è La Richiesta Di Pre Pensionamento R.I.T.A?

Come precedentemente detto, ossia che in Italia ci sono molteplici possibilità di richiedere la pensione anticipata, ma solo se si hanno determinati requisiti.

Con la Rendita Integrativa di Trattamento Anticipato (ossia la R.I.T.A), un lavoratore può andare in pensione con ben cinque anni o dieci di anticipo, ma solo tutti coloro che hanno un fondo pensionistico complementare, secondo la stessa R.I.T.A, il quale poi dovrà saldare la stessa pensione che ha in titolo il lavoratore richiedente.

Le caratteristiche e gli attributi che si devono avere per richiedere la pensione in questa modalità sono:

  • Versamento di almeno venti anni di contribuzione.
  • Avere almeno sessantadue anni di età, con quindi conseguenti cinque anni di distacco dalla pensione normalmente stabilita (ossia sessantasette anni).
  • Caso per i disoccupati: avere cinquantasette anni, sempre venti anni di contributi, con disoccupazione di almeno un paio d’anni.

Questa ulteriore modalità italiana corrisponde all’ennesimo incentivo per chi vuole andare in pensione anticipatamente, nel rispetto delle normative legali, fiscali e sociali.


Perché In Giappone Si Va In Pensione Molto Tardi?

Da un punto di vista statistico, il Giappone presenta un basso livello di disoccupazione (2,5%), a causa delle decisioni politiche intraprese negli ultimi anni, con l’intento sia di mantenere, sia di occupare più posti di lavoro possibili.

Da un punto di vista legale, la pensione giapponese era prevista a sessantacinque anni, ma ultimamente si è innalzata a settanta.

Per quale motivo?

I giapponesi e le loro aziende, non sono incentivati socialmente a chiamare dall’estero dei nuovi lavoratori, sebbene in modo paradossale non ci sia un adeguato ricambio generazionale nell’ambito lavorativo, poiché il Sol Levante si presenta come uno dei Paesi più popolosi del mondo.

Inoltre, la maggior parte dei lavoratori più anziani (che corrispondono al 13% dei lavoratori complessivi nel Paese), sono impegnati in attività di manodopera.

I giovani, però, sembrano non essere nè interessati a lavori più pratici nè abbastanza specializzati per poter lavorare immediatamente e di conseguenza dare un cambio adeguato ai più anziani.

Ecco perché il Governo ha optato per protrarre l’età lavorativa, ritardando così la pensione.

Questa posizione è stata sicuramente presa per risolvere, in parte, il problema demografico del Paese: il Sol Levante, dopotutto, presenta centoventisei milioni di abitanti, ma solamente 1 su 4 arriva a sessantacinque anni di età.

Questo dato è inoltre non proprio positivo, poiché secondo determinate statistiche sociali, tra circa nove anni (nel 2030), ci sarà sia una diminuzione demografica repentina, sia un brutto colpo economico sociale.

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