Perché In Giappone Si Usano Le Bacchette?

Il Giappone è da sempre ricordato non solo per cultura e tradizione, ma anche per l’utilizzo di uno strumento molto particolare da usare per mangiare del buon cibo, ossia le bacchette.

Tutti noi ricordiamo che già dai cartoni animati si vedevano i vari personaggi usare le bacchette per mangiare riso e altro.

Ma Perché In Giappone Si Usano Le Bacchette?

Diversi sono i fattori e i motivi, poiché la cucina giapponese crea dei piatti davvero caratteristici in cui l’uso delle bacchette è essenziale.

Inoltre, l’utilizzo delle cosiddette “hashi” ha una grande tradizione, con molteplici leggende che hanno creato il mito della bacchetta giapponese a tavola.

Per gli stessi nipponici, esse sono molto pratiche e utili per mangiare in modo consono, lento ed educato.

Le bacchette sono state create appositamente per gustare al meglio uno dei piatti più buoni e celebri al mondo, ossia il sushi, poiché la forma arrotondata dei nigiri, degli uromaki e dei futomaki ha bisogno assolutamente delle hashi giapponesi.

Inoltre, con le bacchette il cibo non si infilza e quindi non si spacca.

Molti pensano che non ci siano differenze tra le bacchette cinesi e quelle giapponesi, ma in realtà sono due strumenti molto distinti, soprattutto per la forma e le dimensioni.

Il Giappone è sempre stato davvero particolare e interessante agli occhi dei turisti occidentali, soprattutto per certi usi e costumi: perciò, sarebbe davvero curioso conoscere il motivo dell’uso delle bacchette nello splendido Paese del Sol Levante.


L’uso Delle Bacchette Hashi In Giappone

bacchette giapponesi e maki
bacchette giapponesi

Usare le bacchette in Giappone è per i nipponici una cultura e una tradizione da portare avanti per il resto della loro vita.

I bambini e le bambine giapponesi vengono educati sin da piccoli ad utilizzarle, sfruttando delle bacchette più piccole e consone alle misure più moderate delle loro piccole mani.

Molteplici sono i motivi per cui si preferisce usare le bacchette in Giappone: uno di questi è la forma e le dimensioni del cibo, proprio come i diversi preparati di sushi, palle di riso cotto avvolte da vegetali in genere, alghe, spezie, verdure e soprattutto pesce crudo.

La forma dei piatti, come ad esempio per gli uromaki, è arrotondata e di piccole dimensioni, quindi servono delle “posate” leggere che non distruggano la composizione del delicato piatto.

Ecco che, in questo caso, subentra la praticità della bacchetta.

Un altro motivo per cui si usano le hashi in Giappone è la volontà di mangiare in modo moderato dei giapponesi.

Mangiando con le bacchette, i nipponici hanno più il senso di quello che consumano in tavola, poiché gli stessi piatti giapponesi sono di dimensioni ridotte e soprattutto i cibi sono cotti in modo che siano privi di grassi.

La bacchetta è come se fosse, in questo caso, un “misuratore” di cibo, che permette di mantenere sempre sotto controllo la quantità di quello che si deve mangiare.

Inoltre, l’uso della bacchetta viene altresì vista come un gesto estremamente educativo, poiché mangiare con le mani oppure con un’altra tipologia di posate risulta per i giapponesi molto scortese.

Ovviamente, nei ristoranti giapponesi in Occidente ci sono sia le bacchette, sia le posate, per permettere a tutti di mangiare al meglio e in comodità, poiché spesso per gli occidentali l’uso della bacchetta può risultare poco pratico, spacialmente nell’impugnatura.

Il materiale più utilizzato per la creazione delle bacchette sono il tradizionale legno di bambù, ma spesso i ristoranti, per sfruttarle di nuovo dopo un semplice lavaggio, utilizzano bacchette in plastica lucida e rigida.


Come Si Usano Le Bacchette Giapponesi?

Con un pò di esercizio e buona predisposizione alla cucina giapponese, le bacchette possono diventare molto pratiche e soprattutto semplici da usare.

Bastano solo alcuni passaggi ben applicati e il gioco è fatto.

Vigono due principi fondamentali che devono essere chiari prima di imparare a utilizzare le bacchette :

  • Il cibo non si invilza
  • Una bacchetta rimarrà sempre fissa, l’altra sarà quella che si muoverà.

Il primo passo è quello di impostare la parte più grande della bacchetta sotto il pollice, mentre la parte più affusolata e minuta va tenuta sul dito anulare.

Questa hashi dovrà rimanere immobile, come se fosse un perno e mai dovrà essere mossa.

La seconda bacchetta, invece, dovrà muoversi per prendere il cibo.

come impugnare bacchette giapponesi

In questo caso, la seconda bacchetta va posta tra il pollice e il dito indice, sempre nella stessa mano.

Con un gioco di piccoli scivolamenti sul polpastrello del pollice, sarà poi semplice prendere l’uramaki desiderato.

Il consiglio è quello di non incrociare entrambe le bacchette, ma di tenerle sempre sulla stessa linea, provando inizialmente a prendere cibi di dimensioni più grandi per assumere più confidenza con i movimenti.

La difficoltà, oltre che nella presa, sta nell’evitare di muovere entrambe le bacchette.

Muovendole, infatti, il cibo non si riuscirà a prendere oppure cadrà a terra prima di giungere alla bocca.

Con molta pazienza e dedizione, si può diventare dei bravissimi maneggiatori di bacchette giapponesi e, perché no, anche degli estimatori della cucina nipponica.


Che Differenze Ci Sono Tra Le Bacchette Giapponesi E Quelle Cinesi?

bacchette cinesi
bacchette cinesi

E’ bene conoscere che esistono delle differenze sostanziali tra le hashi giapponesi e le kuài zi cinesi.

Le prime hanno delle dimensioni ridotte rispetto a quelle cinesi, con la parte posteriore più grande e arrotondata rispetto alla parte di presa del cibo che risulta invece più affusolata e fine.

Le bacchette cinesi, invece, sono più lunghe e hanno l’estremità di presa arrotondata, ma la parte posteriore di forma quadrata.

La motivazione di questa differenza sta nella consumazione del cibo : i giapponesi mangiano molto più pesce e alimenti a crudo, quindi hanno bisogno di una presa più delicata e comoda, mentre i cinesi hanno a che fare con cibi con cotture diverse e più complesse, come i fritti e le zuppe, perciò la presa deve essere molto diversa.


Buone Maniere A Tavola E Bacchette

I giapponesi hanno una cultura molto importante e quindi tengono molto alle buone maniere, compreso l’utilizzo delle bacchette.

Se si deve fare un viaggio in Giappone e al contempo non essere molto pratici nell’usare le hashi nipponiche, i turisti potrebbero non essere ben visti e risultare scortesi.

Ecco perché è consigliato fare molta pratica prima di partire!

Ci sono poi delle accortezze da prendere in considerazione, una volta entrati in un ristorante: è estrema maleducazione puntare una bacchetta verso qualcuno, così come è considerato scortese indicare un cibo nell’altro piatto, fosse anche quello di un commensale seduto allo stesso tavolo.

Inoltre, non va mai scambiato un pezzo di cibo con le bacchette da un piatto all’altro, poiché potrebbe rappresentare un gesto davvero poco consono all’igiene.

Mai tagliare del cibo con le stesse bacchette e soprattutto mai infilare nel piatto o nel riso le hashi.

Un altro gesto importante da attuare durante una cena giapponese è quella di riporre le bacchette, una volta finita la portata, davanti al piatto e con entrambe le punte verso la parte sinistra: in questo modo farai capire che hai terminato di mangiare quella portata.


Storie E Leggende Delle Bacchette Giapponesi

Ci sono molti miti che vanno a costituire l’antica tradizione delle bacchette in Giappone.

Probabilmente le hashi giapponesi vennero utilizzate durante l’Era Shang giapponese tra il 1600 e il 1400 a. C. e primi ad utilizzarle furono le famiglie aristocratiche. Solo in un secondo momento sono entrate anche nella cultura popolare.

Una delle più antiche leggende più celebri è quella della famosa geisha Daji.

La concubina Daji, una delle cortigiane del re Zohwang, un monarca perfido e poco paziente, volle condannare uno dei propri cuochi prediletti a causa di una portata servita troppo calda.

La gentile geisha, per salvare l’amico, decise di proporre un nuovo modo di consumare il piatto: inserì due suoi grandi spilli di decoro nel piatto, affinché il monarca si nutrisse senza scottarsi.

Una volta aver consumato il piatto in quel modo, il re rimase estasiato e colpito dal gesto, quindi decise di risparmiare il cuoco, proponendo le nuove “posate” regali, come strumenti principali, per mangiare a tavola in tutto il regno.

Un’altra leggenda importante è quella dell’uccello e Jiang Ziya.

Un elegante uccello mandato dalle divinità, si era avvicinato ad un pescatore, il quale era in sosta durante la sua ora di pranzo.

Egli non aveva sapeva come mangiare la fetta di carne preparata dalla moglie, poiché non aveva a portata di mano dei coltelli per tagliarla.

Il volatile gli consigliò di usare due piccoli rami di bambù per cibarsi.

L’ umile pescatore, grazie al prezioso ausilio aveva fatto, inoltre, una brutta scoperta: la moglie aveva tentato di avvelenare il pezzo di carne, volendo così uccidere il marito.

Fortunatamente, l’uso dei bastoncini era stato di estrema utilità, salvando la vita al pescatore.

L’ultima, ma non meno importante leggenda delle bacchette giapponesi, è ambientata nel 2100 a.C, un uomo molto intelligente di nome Da Yu, ebbe il compito di bloccare le acque dei fiumi durante gli straripamenti nel periodo delle alluvioni in Giappone.

Rimasto su un’isola con il proprio pranzo caldo, non avendo delle posate a portata di mano, prese due bastoncini per cibarsi e proseguire il proprio lavoro.

L’ingegnosa idea divenne molto celebre nel Paese, così quasi tutto gli abitanti entusiasti, a poco a poco, adottarono questa usanza.

Le leggende giapponesi sono molto importanti per i nipponici, soprattutto quando si tratta di fondamentali usi e tradizioni, proprio come l’utilizzo delle bacchette.

Ci sono state anche delle scoperte interessanti in altri paesi lontani dal Giappone: ad esempio, molte ricerche archeologiche hanno trovato in Israele, dei reperti di bacchette giapponesi.

Questo dimostra che è possibile che ci siano stati degli scambi commerciali tra una parte del Medio Oriente e la parte orientale del Giappone e della Mongolia.

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